lundi 29 octobre 2007

Crisi matrimoniale in Italia




Il recente rapporto Eures evidenzia la dilagante crisi dell’istituzione del matrimonio in Italia: un divorzio ogni quattro minuti. Una crisi sociale che lascia riflettere.

Da tempo il matrimonio è oggetto di critiche da parte del mondo della cultura. Stando a quanto rivelano le statistche, l'Italia sarebbe la “tomba dei matrimoni”. L’andamento del numero dei matrimoni in Italia negli ultimi 30 anni ed il relativo quoziente di nuzialità, segnano una costante diminuzione passando da 373.784 nel 1975 (con un indice pari a 6,7 ogni 1.000 abitanti) a 250.974 nel 2005 (4,3 ogni 1.000 abitanti). In un paese in maggioranza cattolica, si nota una crescita dei matrimoni civili a fronte di un consistente decremento di quelli religiosi. A questa crisi si aggiunge il caso dei divorzi che sarebbe all'origine dei matrimoni in maggioranza misti. Nella maggior parte dei casi, si tratta di uomini italiani che sposano donne straniere. Complessivamente nel 2004 si contano oltre 128 mila separazioni e divorzi (rispettivamente 83.179 e 45.097), cioè 352 sentenze al giorno, pari a circa una ogni 4 minuti. Di tutte queste analisi, il dato positivo rimane costantemente più elevato nel Sud, rispetto al Nord dove la moralità è così tante da non far più notizia. Cosi’ Napoli sarebbe la provincia d’Italia in cui ci si sposa di più.

Ma non si può parlare di divorzio in Italia senza fare riferimento alla legge che “spinge” i coniugi. Cosi’la maggior parte dei matrimoni si scioglie dunque “per intollerabilità della convivenza”, secondo quanto previsto dalla Legge del 1975 (art.151 C.C.) che sembra implicitamente riconoscere la qualità della relazione come elemento costitutivo dello stesso matrimonio. “Finchè morte non ci separi”. Tale frase deve probabilmente essere sostituita con: “Finchè l’intolleranza reciproca non ci separi” . In fatti il problema nella società odierna è nelle persone, che non sanno più amare perchè troppo concentrate sulla “vita facile” e la poca voglia di capire e capirsi. In realtà non è cambiato un bel nulla. Solo che in passato pur smettendo di amarsi non era “bello” separarsi. Era semplicemente una mentalità differente, un’educazione differente. Adesso, almeno, possiamo smetterla di fare gli ipocriti per compiacere i nostri genitori. L’aumento dei divorzi e delle separazioni in Italia ha come diretta conseguenza un incremento delle famiglie monogenitoriali e di figli affidati. Si nota anche altre forme di matrimonio, non lontano dal Pacs, applicato in alcuni paesi europei.

Ma come si può constatare la crisi matrimonale è un problema di tutti i paesi europei, non solo italiano. Siamo di fronte ad una realtà di cui non sono responsabili soltanto i protagonisti, ma soprattutto i media, con la martellante proposizione dei modelli inarrivabili di bellezza e di successo. L'importante è, forse, tentare di gestire questa crisi con efficacia e maturità,
lasciando spazio alla comprensione, al dialogo e all'affetto.

mercredi 17 octobre 2007

L'EUTANASIA



L'eutanasia è una realtà estremamente complessa che merita di essere analizzata. Seppur già applicata in alcuni paesi occidentali, in Italia il problema rimane ancora dibattuto. Il caso di Piergiorgio Welby ci mette drammaticamente davanti al problema della libera scelta, della religione e dei progressi della medicina.

Gli statistici lo presentano come uno dei sintomi più allarmanti della “cultura di morte”. L’eutanasia, infatti, è percepita sempre più come una collaborazione al suicidio, un gesto di amore e di pietà verso i malati disperati. Questo atteggiamento, che potrebbe sembrare logico e umano, si rivela in realtà assurdo, se la si considera in tutta la sua profondità. L'atto eroico fatto dal ministro del commercio estero dell’Italia per sostenere Piergiorgio Welby puo’ apparire come una sorta di richiamo della chiamata alla coscienza. Per denunciare la legislazione attuale, Emma Bonino ha fatto uno sciopero della fame di due giorni. In un comunicato il ministro ha spiegato il suo gesto come una partecipazione alla campagna non violenta organizzata da un’associazione di sostegno a questo uomo di 60 anni che soffre di distrofia muscolare. Già nello scorso mese di settembre, Piergiorgio Welby aveva rilanciato il dibattito sull'eutanasia. In un messaggio filmato, in cui appare immobilizzato nel suo letto, aveva invocato dal presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, il diritto di morire. I suoi avvocati, inoltre, avevano chiesto ad un tribunale di Roma l'autorizzazione di disinserire il respiratore artificiale che lo manteneva in vita.

La situazione di Piergiorgio Welby ci mette davanti a un tema che ci tocca tutti da vicino : il senso della vita di fronte alla sofferenza. Si può amare la vita e chiedere la morte, come fa Piergiorgio Welby nella sua lettera al presidente della Repubblica? Sembrerebbe una contraddizione ma, se a quelle parole ne aggiungiamo altre che dicono: “io amo la vita ma proprio perché la amo non posso accettare di tirare avanti in queste condizioni di sofferenza e di menomazione”, ci puo’ facilmente sembrare che non ci sia più contraddizione ma che si tratti di una dichiarazione legittima. La nozione di dignità umana fa, pero’, riferimento ad una qualità inseparabilmente legata all'essere dell'uomo e, richiamandoci al pensiero di Paul Ricœur, è “qualcosa dovuta all'essere umano a causa della sua umanità”. Significa che ogni uomo merita un rispetto incondizionato, qualunque sia l'età, il sesso, la salute fisica o mentale, la religione, la condizione sociale o l'origine etnica. A questo si può aggiungere il concetto di dignità umana che occupa un posto eminente nel diritto internazionale dei diritti dell'uomo e particolarmente nei testi relativi alla bioetica, come la Dichiarazione universale sul genoma umano ed i diritti dell'uomo dell'UNESCO cosi’ pure la Convenzione sui diritti dell'uomo della biomedecina del Consiglio dell'Europa. Merita di essere messa in rilievo, in particolare, una prima apparizione di questa nozione nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo nella quale si dispone, nel primo articolo, che tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in diritti e in dignità. Infatti la dignità costituisce la prima parte della Carta europea dei diritti fondamentali che è stata integrata nel trattato di Roma del 2004 e chiaramente ispirata dalla Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell'uomo e delle Libertà fondamentali. Di fatto il primo articolo della Carta è dedicato alla dignità umana e si è ispirato chiaramente dalla Dichiarazione universale ai Diritti dell'uomo di 1948 . Questa prosegue, poi, sul diritto alla vita, sull'integrità della persona, sull'interdizione della tortura e dei trattamenti degradanti o disumani.


Malgrado tutte queste disposizioni, le inchieste confermano che si ricorre all'eutanasia tutti i giorni. Ora, poiché siamo di fronte a un reato, nella maggioranza dei paesi, siamo obbligati a concludere che c'è una divergenza sorprendente tra le leggi e ciò che accade nella pratica.

Siamo, allora, autorizzati a pensare che ci si incammina verso una legalizzazione dell'eutanasia in Italia? Nell’attesa di un possibile nuovo referendum, dobbiamo rimanere consapevoli che si tratta di un reato passibile di prigione. Probabilmente influisce su questo orizzonte la forte radice cattolica. Difatti l'uomo, secondo la Chiesa, ha bisogno di una tutela morale che lo accompagni dalla culla alla bara. Si crede, cioè, che l'individuo non abbia la facoltà in coscienza e con responsabilità di decidere, in modo assoluto, del proprio destino. Se, comunque, oggi si pensa che i progressi della medicina non abbiano risolto niente in questo campo, si spera, tuttavia, che in avvenire il problema non si proporrà in maniera ancora più acuta.