
Il recente rapporto Eures evidenzia la dilagante crisi dell’istituzione del matrimonio in Italia: un divorzio ogni quattro minuti. Una crisi sociale che lascia riflettere.
Da tempo il matrimonio è oggetto di critiche da parte del mondo della cultura. Stando a quanto rivelano le statistche, l'Italia sarebbe la “tomba dei matrimoni”. L’andamento del numero dei matrimoni in Italia negli ultimi 30 anni ed il relativo quoziente di nuzialità, segnano una costante diminuzione passando da 373.784 nel 1975 (con un indice pari a 6,7 ogni 1.000 abitanti) a 250.974 nel 2005 (4,3 ogni 1.000 abitanti). In un paese in maggioranza cattolica, si nota una crescita dei matrimoni civili a fronte di un consistente decremento di quelli religiosi. A questa crisi si aggiunge il caso dei divorzi che sarebbe all'origine dei matrimoni in maggioranza misti. Nella maggior parte dei casi, si tratta di uomini italiani che sposano donne straniere. Complessivamente nel 2004 si contano oltre 128 mila separazioni e divorzi (rispettivamente 83.179 e 45.097), cioè 352 sentenze al giorno, pari a circa una ogni 4 minuti. Di tutte queste analisi, il dato positivo rimane costantemente più elevato nel Sud, rispetto al Nord dove la moralità è così tante da non far più notizia. Cosi’ Napoli sarebbe la provincia d’Italia in cui ci si sposa di più.
Ma non si può parlare di divorzio in Italia senza fare riferimento alla legge che “spinge” i coniugi. Cosi’la maggior parte dei matrimoni si scioglie dunque “per intollerabilità della convivenza”, secondo quanto previsto dalla Legge del 1975 (art.151 C.C.) che sembra implicitamente riconoscere la qualità della relazione come elemento costitutivo dello stesso matrimonio. “Finchè morte non ci separi”. Tale frase deve probabilmente essere sostituita con: “Finchè l’intolleranza reciproca non ci separi” . In fatti il problema nella società odierna è nelle persone, che non sanno più amare perchè troppo concentrate sulla “vita facile” e la poca voglia di capire e capirsi. In realtà non è cambiato un bel nulla. Solo che in passato pur smettendo di amarsi non era “bello” separarsi. Era semplicemente una mentalità differente, un’educazione differente. Adesso, almeno, possiamo smetterla di fare gli ipocriti per compiacere i nostri genitori. L’aumento dei divorzi e delle separazioni in Italia ha come diretta conseguenza un incremento delle famiglie monogenitoriali e di figli affidati. Si nota anche altre forme di matrimonio, non lontano dal Pacs, applicato in alcuni paesi europei.
Ma come si può constatare la crisi matrimonale è un problema di tutti i paesi europei, non solo italiano. Siamo di fronte ad una realtà di cui non sono responsabili soltanto i protagonisti, ma soprattutto i media, con la martellante proposizione dei modelli inarrivabili di bellezza e di successo. L'importante è, forse, tentare di gestire questa crisi con efficacia e maturità,
lasciando spazio alla comprensione, al dialogo e all'affetto.
Da tempo il matrimonio è oggetto di critiche da parte del mondo della cultura. Stando a quanto rivelano le statistche, l'Italia sarebbe la “tomba dei matrimoni”. L’andamento del numero dei matrimoni in Italia negli ultimi 30 anni ed il relativo quoziente di nuzialità, segnano una costante diminuzione passando da 373.784 nel 1975 (con un indice pari a 6,7 ogni 1.000 abitanti) a 250.974 nel 2005 (4,3 ogni 1.000 abitanti). In un paese in maggioranza cattolica, si nota una crescita dei matrimoni civili a fronte di un consistente decremento di quelli religiosi. A questa crisi si aggiunge il caso dei divorzi che sarebbe all'origine dei matrimoni in maggioranza misti. Nella maggior parte dei casi, si tratta di uomini italiani che sposano donne straniere. Complessivamente nel 2004 si contano oltre 128 mila separazioni e divorzi (rispettivamente 83.179 e 45.097), cioè 352 sentenze al giorno, pari a circa una ogni 4 minuti. Di tutte queste analisi, il dato positivo rimane costantemente più elevato nel Sud, rispetto al Nord dove la moralità è così tante da non far più notizia. Cosi’ Napoli sarebbe la provincia d’Italia in cui ci si sposa di più.
Ma non si può parlare di divorzio in Italia senza fare riferimento alla legge che “spinge” i coniugi. Cosi’la maggior parte dei matrimoni si scioglie dunque “per intollerabilità della convivenza”, secondo quanto previsto dalla Legge del 1975 (art.151 C.C.) che sembra implicitamente riconoscere la qualità della relazione come elemento costitutivo dello stesso matrimonio. “Finchè morte non ci separi”. Tale frase deve probabilmente essere sostituita con: “Finchè l’intolleranza reciproca non ci separi” . In fatti il problema nella società odierna è nelle persone, che non sanno più amare perchè troppo concentrate sulla “vita facile” e la poca voglia di capire e capirsi. In realtà non è cambiato un bel nulla. Solo che in passato pur smettendo di amarsi non era “bello” separarsi. Era semplicemente una mentalità differente, un’educazione differente. Adesso, almeno, possiamo smetterla di fare gli ipocriti per compiacere i nostri genitori. L’aumento dei divorzi e delle separazioni in Italia ha come diretta conseguenza un incremento delle famiglie monogenitoriali e di figli affidati. Si nota anche altre forme di matrimonio, non lontano dal Pacs, applicato in alcuni paesi europei.
Ma come si può constatare la crisi matrimonale è un problema di tutti i paesi europei, non solo italiano. Siamo di fronte ad una realtà di cui non sono responsabili soltanto i protagonisti, ma soprattutto i media, con la martellante proposizione dei modelli inarrivabili di bellezza e di successo. L'importante è, forse, tentare di gestire questa crisi con efficacia e maturità,
lasciando spazio alla comprensione, al dialogo e all'affetto.
Aucun commentaire:
Enregistrer un commentaire